Albenga

Altitudine: m 5 s.l.m.

Superficie: km2 36,5

Distanza da Imperia: km 29

Abitanti:
- nel 1881 5304
- al 2017 24144

Festa patronale: 29 Settembre - San Michele

Informazioni: Comune tel. 0182 5621


Albenga ha il centro monumentale più significativo del Ponente Ligure.

Il nome di Albenga deriva dalla originaria Albium Ingaunum, già capitale preromana di tutte le bellicose tribù dei Liguri Ingauni, originariamente ubicata sul "Monte" a ponente dell'attuale città come testimoniano consistenti ritrovamenti in loco risalenti fino al IV secolo a.C.

La colonizzazione romana (dal 181 a.C.) con l'apertura della via Julia Augusta (13 a.C.), ma soprattutto l'ampia, fertilissima piana alluvionale alle sue spalle favoriscono un vivace sviluppo dell'"oppidum" che arriva a dominare l'area da Finale a Sanremo sulla costa e da Ceva a Mondovì nell'entroterra, imponendosi come uno dei più fiorenti centri della Liguria occidentale.

La città sarà poi devastata dai Vandali giunti via mare e dai Goti di Atalulfo giunti via terra nel 400 d. C. e subito ricostruita da Costanzo.

Col crollo dell'Impero e le invasioni barbariche, Albenga viene ridotta a "vicus" ma già nel VII secolo è la capitale del Comitato Longobardo e Franco.

Infeudata attorno al Mille alla contessa Adelaide di Susa che vi tiene la sua corte, nel 1098 Albenga si costituisce in libero Comune e manda i suoi uomini alla prima Crociata; nel Millecento passa sotto i Clavesana e quindi sotto la Repubblica di Genova cui resterà poi sempre soggetta.

Visita al Borgo

Arrivando da ponente, dopo aver girato il ponte sul fiume Centa, prendiamo subito a destra e parcheggiamo; attraversata poi a piedi la strada, al semaforo proseguiamo verso il centro storico.

La medievale Piazza di San Michele che ci si apre davanti con le sue torri, il palazzo municipale, la vicina cattedrale ed il retrostante battistero costituiscono un eccezionale complesso monumentale di schietto stile duecentesco ricco tanto di storia quanto di suggestione visiva: a destra della cattedrale col suo campanile trecentesco sta il Palazzo Vecchio del Comune che alza la torre del Milleduecento affiancata a ponente dalla coeva Torre dei Malasemenza.

Al piano terra del vecchio palazzo comunale si apre la Loggia Municipale oggi sede del Museo Civico che conserva fra l'altro lapidi romane, sarcofagi e macine alto-medievali.

Ritirato il biglietto al botteghino (di fronte) che vende i biglietti dei tre musei cittadini, attraverso la loggia medievale che ospita il museo accediamo al Battistero.

L'edificio, innalzato circa quattrocento anni dopo la morte di Cristo, costituisce una testimonianza di interesse assoluto, giunta praticamente intatta attraverso più di millecinquecento anni fino a noi, unico monumento paleocristiano di tutta la Liguria.

Ogni scalino che scendiamo ci porta indietro di cento anni affondandoci sempre più nella Storia e alla fine della scala siamo all'epoca in cui l'Impero Romano va ormai sgretolandosi sotto l'incalzare delle invasioni barbariche: sono passati appena pochi secoli da quando un Uomo solo, al di là del mare, nella sconosciuta lontanissima Palestina oltre cui "ci sono solo i leoni" ha parlato. Eppure la Sua parola, ripetuta di bocca in bocca, dall'altro capo del mondo conosciuto è incredibilmente già arrivata fin qui con una forza tale da far impegnare la primitiva comunità cristiana locale in questa commovente, splendida realizzazione.

L'arcaica costruzione ha pianta ottagonale, contrassegnata lungo il perimetro interno da otto colonne di granito di Corsica a capitello corinzio da cui si alzano gli archi che reggono la volta, originariamente sostenuta da costoloni costituiti da anfore infilate l'una nell'altra, sciaguratamente demoliti nel 1900 durante il primo restauro dell'edificio; al centro c'è la vasca per il battesimo ad immersione ed una seconda vasca si trova di fronte all'ingresso.

Nello spazio tra una colonna e l'altra si alternano nicchie semicircolari e rettangole; quella di fronte a chi entra è decorata con un raro mosaico che riproduce un Trigramma, colombe ed agnelli, unico esempio oltre a quelli di Ravenna di soggetto in stile bizantino in tutta l'Italia settentrionale.

Due finestre sono realizzate in pietra finemente traforata; della stessa epoca (700 d.C.) sono le due tombe "ad arcosolio" (scavate cioè con copertura arcuata), di cui una poi riusata nel Cinquecento come rivela lo stemma poi scolpitovi sulla sinistra.

Risalita la scala entriamo nella Loggia Municipale per una visita ai reperti romani e medievali qui conservati; usciti dal museo abbiamo a fianco la Cattedrale di San Michele la cui storia è stata accuratamente ricostruita grazie ad una meticolosa campagna di scavo.

È così emerso che, ancor prima della costruzione del battistero, sull'area oggi occupata dalla chiesa sorgeva un fabbricato tardo-romano, radicalmente ristrutturato attorno al 450 d.C. per ricavarne la primitiva chiesa paleocristiana a tre navate cui venne affiancato il battistero.

Di questa chiesa, come del preesistente edificio romano, restano chiare tracce nelle fondamenta; nel Milleduecento la costruzione viene ristrutturata in stile romanico e nel Seicento ulteriormente rimaneggiata in barocco.

Originarie del Milleduecento sono la romanica parte bassa della facciata, quella analoga in grandi blocchi di pietra di Cisano del campanile (poi prolungato in mattoni nel 1391) e le absidi esterne.

Alti in facciata sotto il grande rosone sono resti di sculture medioevali; archetti pensili intagliati nei peducci con bucrani (teste di toro) e maghi-custode seguono il perimetro del sottotetto.

Due massicci maghi-custode vegliano anche agli stipiti della porta destra della facciata, mentre l'altra è decorata da un Agnus; riccamente intagliata è la lunetta della porta sul fianco sinistro e scolpito a motivi diversi è anche sul lato destro della facciata lo spigolo che ne divide la parte originaria romanica più bassa da quella superiore.

I restauri hanno riportato l'edificio alle sue strutture originarie recuperandone, specie all'interno, l'atmosfera di raccolta solennità.

Conserva nell'abside affreschi cinquecenteschi, forse del Canavesio, fronteggiati dal monumentale cassone seicentesco dell'organo; pale d'altare, libri miniati e quant'altro faceva parte del "tesoro" della chiesa è stato ritirato per essere esposto nel più sicuro vicino Museo Diocesano.

Usciti all'esterno voltiamo a destra seguendo il fianco della chiesa; alla nostra sinistra, oltre l'ottagonale mole del battistero di cui possiamo osservare da vicino le pietre intagliate che ne chiudono le finestre, c'è il duecentesco Palazzo dei Del Carretto di Balestrino decorato dall'affresco con stemma gentilizio, già residenza vescovile ed oggi sede del ricco Museo Diocesano che espone quadri, reliquiari, un codice miniato trecentesco ed arredi sacri, sottratti al rischio di furti nelle chiese della diocesi.

Alcune sale dell'ex casa del vescovo particolarmente interessante la camera da letto dal soffitto a cassettoni e la "sala del trono" conservano affreschi del 1459-1466 di Giovanni Balaison.

Le tre absidi della cattedrale, arricchite da archetti pensili e archi su colonnine di classico stile romanico, sporgono sulla Piazza dei Leoni (raffigurati in grandezza naturale nelle tre sculture in sasso piperino del 1607); di fronte sorge la torre con meridiana della duecentesca casa Costa-Balestrino con le sue eleganti bifore.

Tutto il centro storico di Albenga è di schietto stile duecentesco, talmente ricco di medievali palazzi, torri (con base a blocchi di pietra e parte superiore in mattoni) e logge, chiusi nell'ancor oggi intatta cerchia delle mura con le sue porte, da rendere impossibile in questa sede una sia pur succinta descrizione; per non parlare poi dei ruderi romani ed alto-medievali sui quali l'attuale città letteralmente "galleggia".

Suggerendo di alzare continuamente gli occhi ad osservare le torri e le eleganti bifore che trapuntano la facciata dei palazzi che via via citeremo, da Piazza dei Leoni passiamo sotto l'arco di casa Costa-Balestrino e voltiamo poi a sinistra per via Lengueglia, al cui incrocio con via Medaglie d'Oro fa angolo sulla sinistra casa Cepollini con la sua torre.

Prendendo a destra arriviamo fino alla Porta Molino, da cui l'ampio archivolto a sinistra ci immette nel profondo Medio Evo lungo il tracciato interno delle mura su cui si aprono due ampie basse feritoie, finché svoltando a sinistra raggiungiamo la settecentesca Porta Torlaro che conserva i cardini e i fori per le chiusure.

Come vediamo uscendo all'esterno le mura, che in alcuni tratti ancora conservano i merli originari, continuano sui due lati a cingere interamente il borgo.

Rientrati attraverso porta Torlaro prendiamo a destra raggiungendo lo slargo dove sorge l'ottocentesca Casa di San Vincenzo de Paoli e l'oratorio di Nostra Signora della Misericordia del 1679; da qui prendiamo a sinistra per tornare in via Medaglie d'Oro che ripercorriamo dirigendoci a destra.

Il piatto blu

Tra il 1994 e il 1999, nell'area della necropoli settentrionale di Albenga (la romana Albingaunum), alla profondità è di circa tre metri, sono stati portati alla luce cinque monumenti funerari di età imperiale romana, denominati con i numeri da I aV.

Il fronte di tali monumenti si affacciava sulla via Iulia Augusta, il cui tracciato coincide con quello dell'attuale Viale Pontelungo.

Il monumento (o recinto) II, a pianta rettangolare, occupava tutto lo stato tra i monumenti I e III e ne inglobava uno, il IV, a pianta circolare, più antico.

Il monumento II, in base ai dati desunti dalla stratigrafia archeologica e dal corredo dell'unica tomba costruita al suo interno, è databile tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C.

La tomba 26, costituita da una grande fossa scavata nel terreno, è del tipo denominato bustum, o "a cremazione diretta", caratterizzato dal fatto che il luogo dell'incinerazione e della sepoltura coincidono (in contrapposizione all'ustrinum, o "a incinerazione indiretta", nella cui pratica il corpo veniva cremato in un luogo e le ceneri deposte in un altro).

Al centro della fossa era scavata una fossetta più piccola che era la tomba vera e propria la quale, oltre le ceneri del morto, conteneva il corredo funebre.

L'analisi delle ossa ha rivelato che il defunto era soggetto maschile adulto, di cui non si conosce l'identità; mentre del corredo faceva parte un grande piatto vitreo color blu cobalto (diam. cm 41,2), colato a stampo, molato e levigato al tornio su entrambi i lati.

La decorazione, che può essere apprezzata appieno guardando il piatto in trasparenza, è costituita da intagli alla ruota e al tornio e da incisioni praticate a mano, con una punta metallica, sul lato inferiore; mentre lungo l'orlo si snoda una doppia cornice di perle e di ovoli.

Nel disco centrale è presente la scena dionisiaca di due putti bacchici danzanti.

Il putto a destra, privo di ali, tiene con la mano sinistra un otre posto sulle spalle, mentre la destra regge il tirso al quale è annodato un nastro; quello a sinistra, alato, stringe nella mano destra una siringa a sei canne mentre con l'altra mono impugna un pedum (bastone ricurvo da pastore).

La forma e la decorazione del piatto sono fedeli trasposizioni di vassoi di argento della media età imperiale, mentre la scena dei due putti bacchici fa parte di un repertorio figurativo tra i più comuni dell'età imperiale romana.

Oltre al "piatto blu", come viene ormai comunemente denominato, del corredo tombale facevano parte tre bottiglie vitree ed una lucerna.

Nella fossetta sono stati ritrovati anche resti del balsamario di vetro, fusi del fuoco del rogo, che contenevano gli olea et odores offerti al defunto nel corso della cerimonia funebre.

Via Medaglie d'Oro è il nome moderno del romano "Cardine massimo" che collega Porta Molino a Porta San Siro, i due varchi attraverso cui entrava ed usciva da Albium Ingaunum la via Julia Augusta, proveniente dal Pontelungo a levante e diretta a ponente alla zona paleocristiana di San Calogero per risalire poi sul "Monte" all'anfiteatro, al Pilone e proseguire quindi verso Alassio tra le ville affacciate sul mare dei possidenti del tempo.

Esattamente a metà del suo tracciato, il "Cardine massimo" incontra, nella rigorosa topografia romana, il "Decumano massimo" (oggi via Maineri con la successiva via Ricci) nell'incrocio che segna il centro della città; a sinistra c'è la Loggia dei Quattro Canti e all'angolo opposto la Torre e casa medievale D'Aste-Rolandi, seguita da casa Fieschi- Ricci con eleganti trifore ai piani superiori; sulla destra fanno angolo la Torre e casa Lengueglia-Doria.

Giriamo a destra in via Maineri portandoci al centro della piazza da cui possiamo vedere a sinistra il nucleo di case medievali in mattoni, con bifore e colonnine in marmo, che fiancheggiamo prendendo a sinistra per via Cottalasso; giunti in piazza San Domenico possiamo inoltrarci fino in fondo al voltone sulla destra per vedere i resti della chiesa e convento di San Domenico.

Attraversata poi tutta la piazza fino alle scuole, da qui prendiamo a sinistra il vicoletto che ci riporta in via Medaglie d'Oro; all'incrocio abbiamo sulla destra la Casa degli stucchi e di fronte all'angolo opposto il Palazzo Rolandi Ricci con la sua torre.

Prendendo a destra per via Medaglie d'Oro attraversiamo poi la Porta San Siro che ci immette sul lungofiume Trento fiancheggiato dai resti delle mura cinquecentesche; nei pressi della riva opposta si vedono chiaramente nel letto del fiume le tracce dell'acquedotto romano.

Percorriamo un breve tratto di via Trento verso mare e rientriamo poi tra le mura lungo vico al Monte; quando sbocchiamo in via Roma abbiamo di fronte la torre e palazzo Peloso-Cepolla fronteggiati nella vicina piazza San Michele dalla torre e casa Lengueglia, Signori del borgo.

Nel palazzo Cepolla ha sede il Museo Navale Romano che espone fra gli altri reperti qualche centinaio delle diecimila anfore trasportate dalla nave oneraria romana (qui riprodotta in modellino in scala) lunga sessanta metri affondata nel secolo I d.C. al largo dell'isola Gallinara, il cui carico è stato in parte recuperato.

I locali a piano terreno ospitano il Museo Preistorico che espone i reperti in pietra recuperati negli scavi in Val Pennavaira a levante di Albenga.

Usciti dal museo aggiriamone il palazzo imboccando a sinistra via Cavour su cui sorge a destra casa Fieschi-Ricci; voltato poi a destra in via Medaglie d'Oro, all'incrocio con loggia prendiamo ancora a destra per via Ricci entrando poi nella prima via a sinistra.

Fiancheggiato il palazzo vescovile ed osservatone il grande stemma affrescato sulla parete proseguiamo fino a via Lengueglia; qui giriamo a destra e percorriamo via Pertinace al termine della quale voltando a destra arriviamo in piazza San Francesco che attraversiamo.

A sinistra si apre uno slargo con un voltone oltre il quale sono (anche dietro la cancellata) gli archi e le basse colonne a capitello intagliato a rosetta dello scomparso convento di San Francesco la cui area è ingloriosamente ridotta oggi a garage; rientrati in piazzetta abbiamo a sinistra l'abside della chiesa di Santab Maria in fontibus, di origine anteriore al Mille e poi ricostruita in epoca barocca conservandone il trecentesco portale con trifora.

Fronteggiato da una bifora, murato sullo spigolo esterno del campanile c'è qui il cippo funerario romano della famiglia Pubilia del II secolo d. C.

Di fronte alla facciata della chiesa, all'angolo di via Oddo, sorgono la torre e casa Cazzulini; osservata a destra (sopra i civici 1 e 2) la lapis che riproduce San Giorgio nell'atto di uccidere il drago, inoltrandoci per questa via possiamo dare un'occhiata sulla destra alla caratteristica piazza delle Erbe, l'antico mercato cittadino, dove si apre a destra al 7 un bel portale in pietra nera intagliato con maghi-custode sia negli stipiti che ai lati dell'architrave.

Proseguendo per via Oddo all'incrocio con via Roma abbiamo di fronte a sinistra la torre e Palazzo Oddo; svoltiamo a sinistra per via Roma percorsa la quale raggiungiamo piazza Trincheri che attraversiamo per il lungo per osservare, al vertice sinistro, la Torre della Paciotta.

Terminata la visita a piedi al centro storico possiamo riprendere l'auto dirigendoci a levante oltre il semaforo; percorsa via Genova, che lascia a sinistra la cerchia delle mura oggi inglobate nelle abitazioni, al semaforo di Porta Molino proseguiamo a destra per viale Pontelungo fermandoci poi al termine del rettifilo dove parcheggiamo a sinistra all'altezza del settecentesco Santuario del Pontelungo.

Immediatamente dopo la curva ci attendono le dieci arcate del medievale Pontelungo che qui scavalcava il fiume Centa; attorno al Millequattrocento però il fiume cambiò corso lasciando a secco il ponte, oggi interrato in aperta campagna.

Nei pressi gli scavi hanno riportato alla luce i resti della paleocristiana Basilica di San Vittore del quarto secolo d.C.

Ripresa l'auto proseguiamo verso Ceriale lungo la strada fiancheggiata da splendide serre di fiori (anche esotici come le orchidee) e, percorsi circa tre chilometri, imbocchiamo la deviazione a sinistra contrassegnata dal cartello per la chiesa di San Giorgio.

Dopo un centinaio di metri troviamo le Opere Parrocchiali rette dalle suore "Serve di Gesù" che ci affideranno la chiave della chiesa, ubicata nel camposanto di Campochiesa.

La romanica chiesa di San Giorgio dal campanile a bifore privo di cupola venne eretta nel Millecento e rimaneggiata due secoli dopo; all'interno coperto a capriate l'abside è interamente affrescata con le terrificanti scene della punizione dei dannati di un anonimo "Giudizio universale" del 1446 e affreschi del Sec. XIII-XIV decorano le due absidi laterali e parte delle pareti.

Tornati in auto ad Albenga dopo il semaforo ed il ponte proseguiamo per qualche centinaio di metri e prendiamo poi a destra per via Ruffini e poi ancora a destra per via San Calocero e, fatto un centinaio di metri, prendiamo a sinistra la rampa che sale al "Monte".

Dopo un centinaio di metri si erge a sinistra la bassa torre quadrangolare detta "Il Pilone", che si ritiene sia un monumento funerario romano del secondo secolo dopo Cristo; cento metri dopo si apre a destra il vasto spiazzo in cui sono venuti alla luce i ruderi dell'anfiteatro romano del terzo secolo d.C. e, addossati al suo lato di ponente, quelli della trecentesca benedettina abbazia di San Martino.

Torniamo indietro con l'auto e al primo incrocio risaliamo a sinistra; giunti alla chiesetta saliamo ancora a sinistra e parcheggiamo dopo trecento metri.

Qui a sinistra sale la via Julia Augusta di cui percorriamo questo primo tratto ben conservato, largo tre metri e mezzo e ben pavimentato e delimitato; proseguendo tenendoci a sinistra troveremo dopo circa un chilometro, intervallati sul lato monte della strada, resti di tombe monumentali e di una villa d'epoca romana nella classica muratura a piccoli conci cubici fino ad arrivare, in corrispondenza del Capo omonimo, alla romanica chiesetta di Santa Croce costruita attorno al Mille.

Sull'isola Gallinara che abbiamo di fronte (un miglio da Albenga) ci sono i resti della benedettina abbazia di Santa Maria e San Martino.