Aquila d'Arroscia

Altitudine: m 159 s.l.m.

Superficie: km2 10

Distanza da Imperia: km 47

Abitanti:
- nel 1881 1004
- al 2017 159

Festa patronale: 8 Ottobre - Santa Reparata

Informazioni: Comune tel. 0183 382057


Dopo il bivio Bastia - Arnasco - Vendone - Curenna - Costa Bacelega ritorniamo ad inizio paese di Ranzo e prendiamo il bivio sulla provinciale 14 e a Costa Bacelega prendiamo la provinciale 78 che ci porta ad Aquila D'Arroscia.

Pare che il toponimo - il paese fu chiamato "Aquila" fino al 1862 - sia legato all'antica denominazione dell'omonimo castello medievale detto appunto dell'Aquila, in quanto, secondo a leggenda, vi era solita posarsi un'aquila, anche se il rapporto con il nome dell'animale potrebbe essere di natura diretta, considerata la posizione eminente del paese.

Secondo altri il toponimo sarebbe collegato allo stemma gentilizio della locale casata feudale dei "Cha", sul quale erano effigiate due aquile sormontate da una corona.

Durante l'età romana, la popolazione aquilana - nemica dei Romani - nel corso della seconda guerra punica si alleò con i Cartaginesi di Annibale, che venne aiutato quando, proveniente dalla Spagna, dovette valicare le Alpi.

Negli ultimi decenni del periodo altomedievale cominciò inoltre a stabilirsi in paese l'antica famiglia dei Cha, forse di origini fiamminghe, come attesterebbe la presenza della lettera "h" tra la "c" e la "a".

Visita al Borgo

Durante il percorso, ci rechiamo a Gavenola: all'inizio del paese sorge la chiesa di San Colombano che conserva drammatiche casse processionali e ventidue settecenteschi costumi da angelo che, indossati dai bambini del borgo, vengono portati ogni cinque anni in processione.

Qui troviamo la barocca chiesa di Santa Reparata con sbiadita meridiana in facciata e all'interno a destra un'acquasantiera in marmo intagliata con elaborata testa d'angiolo.

Aquila fu feudo e dal 1286 anche residenza fissa di Emanuele I di Clavesana.

Continuando a salire oltre Aquila d'Arroscia vediamo, alti di fronte a noi, i ruderi del suo castello che dai loro 827 metri di quota dominano ancora le vallate dell'Arroscia e del Pennavaira; della poderosa costruzione restano oggi quattro lati della torre poligonale decapitata e mura con resti di merlature.

Nei pressi di Onzo, in vetta al monte Castellermo ad oltre mille metri di quota, sorge la medievale chiesetta di San Calocero già affiancata da un altro castello che fu anch'esso dei Clavesana e poi dal 1297 dei Cepolla di Albenga e si erse poi in libero Comune nel 1581.

La parrocchiale di Onzo che incontriamo poco dopo a sinistra proseguendo in auto sulla provinciale è la chiesa di San Martino Vescovo, con facciata decorata dall'affresco del santo che si taglia il mantello per darne parte al povero; all'interno conserva una statua lignea della Madonna del Rosario e un'altra di angiolo che si vogliono attribuire al Maragliano.

Tra le varie usanze locali oggi ormai scomparse si ricordano lo spaudo, che consisteva nell'obbligo, cui era tenuto un giovane non aquilano intenzionato a sposare una ragazza del paese, di pagare una cifra in denaro per ottenere l'assenso alle nozze da parte degli abitanti. Questi, in caso di mancato pagamento, ricevevano il giovane inadempiente con un fracassante scampanellio di pentole e campanacci e il lancio di invettive e lazzi, soprannominati nel dialetto locale trembure.

Al bivio prendiamo a destra la provinciale 78 e raggiungiamo tra gli ulivi Curenna dove, parcheggiata l'auto sullo slargo a destra della strada, salendo la stretta rampa, troviamo la ellittica cappella della Madonna della Neve d'epoca barocca e l'oratorio della Confraternita dell'Angelo Custode.

Poco sopra c'è il rustico oratorio e infine, presso il cimitero che sovrasta il borgo, la parrocchiale chiesa di San Bernardo.

Ma ben più interessante è lo spettacolo che ci aspetta tornati sulla provinciale entrando a piedi nella borgata a destra; dopo un centinaio di metri vediamo dove gente ha avuto il coraggio di edificare ed altri quello di abitare case costruite su di una roccia aggettante sul torrente Paraone, vertiginosamente sospese sul vuoto di un orrido impressionante.

Dopo Curenna troviamo Vendone; all'inizio del paese c'è sulla sinistra la funerea chiesa di Sant'Antonino presso il cimitero e a destra, dietro il monumento ai Caduti con obice autentico, il piccolo rustico oratorio che ospitò anche la scuola del borgo.

Proseguendo, al bivio prendiamo a sinistra per Arnasco e dopo pochi metri parcheggiamo sul ciglio della strada. Qui a destra abitava lo scultore berlinese Reiner Kriester che - inseguendo un suo personalissimo progetto di integrazione fra pietra, arte e natura - ha eretto in piena campagna una cinquantina di stele in pietra di Finale alte anche più di tre metri variamente scolpite.

Seguendo il sentiero che attraversa la sua creazione raggiungiamo la possente cinquecentesca torre esagonale antisaracena alta una quindicina di metri che domina tutta la vallata; la struttura faceva parte di una fortificazione più ampia oggi scomparsa che fu anche utilizzata come prigione.

Proseguendo sulla provinciale si raggiunge Onzo; entrati in paese superiamo l'alta loggia e il lavatoio sulla sinistra e saliamo poi a sinistra lungo la rampa asfaltata dove parcheggiamo nello slargo del primo tornante.

Da qui proseguiamo a piedi imboccando il sentiero che si stacca a destra dopo la casa gialla e che in una decina di minuti di passeggiata in pineta ci porta ai ruderi del Castello dei Clavesana dominante la vallata; sono rimaste in piedi due torri ottagonali alte una decina di metri e parte delle mura.

Torniamo sulla provinciale 453 e dopo un chilometro prendiamo il bivio per Borghetto D'Arroscia.